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La Giornata mondiale dell’alimentazione si celebra ogni anno il 16 ottobre per promuovere consapevolezza e azione contro fame, insicurezza alimentare e malnutrizione. Nel 2026 il tema scelto dalla FAO è “Innovate today. Nourish tomorrow” (in traduzione letterale: “Innovare oggi. Nutrire domani”).

La ricorrenza non riguarda soltanto che cosa mangia una singola persona. Richiama anche disponibilità e costo del cibo, sicurezza degli alimenti, condizioni di chi li produce, sostenibilità dei sistemi agroalimentari e accesso equo a una dieta adeguata.

Perché si celebra il 16 ottobre

Il 16 ottobre 1945 fu fondata a Québec, in Canada, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, conosciuta come FAO.

La Giornata mondiale dell’alimentazione non viene però celebrata “dalla fine della guerra”. Fu istituita dagli Stati membri della FAO durante la Conferenza del 1979 e osservata per la prima volta nel 1981. La data del 16 ottobre fu scelta per ricordare la fondazione dell’organizzazione.

Oggi la ricorrenza coinvolge istituzioni, associazioni, comunità, scuole, imprese e cittadini in numerosi Paesi. Il suo intento centrale è mantenere l’attenzione sul diritto a un’alimentazione adeguata e sulle azioni necessarie per costruire sistemi agroalimentari più inclusivi, resilienti e sostenibili.

Il tema della Giornata mondiale dell’alimentazione 2026

Il tema ufficiale del 2026 è “Innovate today. Nourish tomorrow”. La FAO lo collega a soluzioni capaci di migliorare produzione, conservazione, trasporto e distribuzione degli alimenti, senza separare l’innovazione dall’inclusione e dalla tutela delle risorse.

Innovare non significa affidarsi soltanto a nuove tecnologie. Può comprendere:

  • ricerca scientifica e strumenti digitali accessibili;
  • conoscenze tradizionali e pratiche agricole locali;
  • riduzione delle perdite lungo la filiera;
  • sistemi di informazione utili a produttori e comunità;
  • tutela di suolo, acqua e biodiversità;
  • modelli cooperativi e accesso più equo a mercati e finanziamenti;
  • partecipazione di donne, giovani, popolazioni indigene e piccoli produttori.

Una soluzione è realmente utile quando risponde ai bisogni delle persone, è accessibile e produce benefici verificabili senza spostare costi e rischi sulle comunità più vulnerabili.

Sicurezza alimentare, sicurezza degli alimenti e nutrizione

Espressioni simili descrivono problemi differenti ma collegati.

La sicurezza alimentare esiste quando le persone hanno accesso stabile, fisico ed economico, a cibo sufficiente e adeguato. Non basta quindi che gli alimenti siano prodotti: devono essere disponibili, accessibili e utilizzabili nel tempo.

La sicurezza degli alimenti riguarda invece la protezione da contaminazioni biologiche, chimiche o fisiche. Un alimento deve essere non soltanto disponibile, ma anche sicuro da consumare.

La qualità nutrizionale riguarda l’adeguatezza della dieta rispetto ai bisogni della persona. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una dieta sana può assumere forme diverse secondo età, salute, cultura e disponibilità locale, ma si fonda su quattro principi: adeguatezza, equilibrio, moderazione e diversità.

Questi aspetti non possono essere trattati separatamente: una dieta teoricamente equilibrata non è una soluzione se risulta economicamente irraggiungibile, culturalmente inappropriata o composta da alimenti non sicuri.

La malnutrizione non significa soltanto fame

L’Organizzazione Mondiale della Sanità usa il termine malnutrizione per indicare carenze, eccessi o squilibri nell’assunzione di energia e nutrienti. Comprende:

  • denutrizione e insufficiente crescita nei bambini;
  • carenze o eccessi di vitamine e minerali;
  • sovrappeso e obesità;
  • malattie non trasmissibili collegate alla dieta.

Queste condizioni possono coesistere nello stesso Paese, nella stessa comunità e persino nella stessa famiglia. Per questo non è corretto contrapporre fame e obesità come problemi indipendenti o attribuire ogni esito alla volontà individuale.

Povertà, conflitti, crisi climatiche, prezzi, condizioni di lavoro, disponibilità di servizi e caratteristiche dell’ambiente alimentare influenzano concretamente ciò che una persona può acquistare e consumare. Anche lo stigma può ostacolare la richiesta di assistenza.

Perché l’accesso a una dieta sana resta una sfida

Secondo il rapporto internazionale SOFI 2026, nel 2025 circa 645 milioni di persone hanno sofferto la fame, circa 2,1 miliardi hanno vissuto una condizione di insicurezza alimentare moderata o grave e 2,69 miliardi non hanno potuto permettersi una dieta sana. Le stime indicano alcuni miglioramenti globali, ma progressi ancora diseguali e insufficienti rispetto agli obiettivi del 2030.

Il costo di una dieta sana non dipende soltanto dal prezzo pagato alla cassa. Contano reddito, inflazione, trasporti, tempo disponibile, possibilità di conservare e cucinare gli alimenti, accesso all’acqua, condizioni abitative e offerta presente nel territorio.

Presentare il problema come una semplice scelta tra alimenti “buoni” e “cattivi” nasconde queste barriere. Servono politiche coordinate su agricoltura, salute, istruzione, protezione sociale, commercio e ambiente.

Alimentazione sana senza cibi perfetti

Una dieta adeguata non richiede necessariamente ingredienti costosi, prodotti fuori stagione o un menu identico per tutti. Legumi, cereali, verdure, frutta e fonti proteiche diverse possono essere combinati secondo cultura, disponibilità e necessità personali.

Anche alimenti surgelati o in scatola possono essere opzioni pratiche e nutrienti, controllando quando necessario sale, zuccheri aggiunti e modalità di conservazione. La varietà complessiva conta più della ricerca di un singolo “superfood”.

Indicazioni nutrizionali specifiche devono essere adattate in presenza di allergie, celiachia, diabete, malattie renali, gravidanza, disturbi della nutrizione o altre condizioni cliniche. Per i principi generali è disponibile l’approfondimento su alimentazione sana e benessere.

Ridurre sprechi e perdite alimentari

Le perdite possono verificarsi nella produzione, nella raccolta, nello stoccaggio e nel trasporto; lo spreco può avvenire nella distribuzione, nella ristorazione e nelle abitazioni. Non sono quindi responsabilità esclusiva dei consumatori.

Quando possibile, a livello domestico può essere utile:

  • pianificare acquisti e pasti in base alle esigenze reali;
  • controllare ciò che è già disponibile prima di fare la spesa;
  • distinguere correttamente le indicazioni di scadenza;
  • conservare gli alimenti secondo le istruzioni di sicurezza;
  • utilizzare o congelare gli avanzi in modo appropriato;
  • scegliere porzioni realistiche, potendo aggiungere altro cibo se necessario.

Queste azioni possono ridurre sprechi e costi, ma non sostituiscono gli interventi necessari lungo l’intera filiera agroalimentare.

Che cosa possono fare istituzioni e comunità

Le scelte individuali contano, ma i risultati più ampi richiedono responsabilità condivise. Governi, imprese, ricerca, scuole e organizzazioni della società civile possono:

  • rendere gli alimenti nutrienti più accessibili e convenienti;
  • sostenere piccoli produttori e lavoro dignitoso;
  • migliorare mense, approvvigionamento pubblico e programmi scolastici;
  • ridurre perdite, sprechi e contaminazioni lungo la filiera;
  • proteggere acqua, suolo e biodiversità;
  • fornire informazioni nutrizionali comprensibili;
  • coinvolgere le comunità nella progettazione delle soluzioni.

L’obiettivo della Giornata mondiale dell’alimentazione non è chiedere comportamenti perfetti. È promuovere condizioni nelle quali tutte le persone possano accedere con continuità ad alimenti sufficienti, diversi, sicuri e nutrienti.

In sintesi

La Giornata mondiale dell’alimentazione ricorre il 16 ottobre, anniversario della fondazione della FAO. Istituita nel 1979 e celebrata per la prima volta nel 1981, unisce il tema della fame a sicurezza alimentare, nutrizione, sostenibilità e diritto al cibo.

Nel 2026 il messaggio ufficiale “Innovate today. Nourish tomorrow” invita a combinare scienza, conoscenze tradizionali e partecipazione delle comunità. L’innovazione è efficace quando migliora davvero accesso, sicurezza e qualità degli alimenti senza lasciare indietro le persone più esposte.

Fonti

Ultimo aggiornamento: 26 luglio 2026. Contenuto informativo: non sostituisce indicazioni nutrizionali o sanitarie personalizzate.